in sostegno alla biblioteca di casina

"Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive."

La frase è di Ray Bradbury, contenuta in Fahrenheit 451.
Il libro è uscito nel 1953. La storia dovrebbe essere nota anche ai meno lettori, quanto meno grazie al film di Truffaut e racconta un'ipotetica società del futuro dominata dalla televisione e in cui leggere o possedere libri è reato. Da cui un particolare corpo di vigili del fuoco, incaricati di bruciarli.

Il riferimento è uscito naturale nei giorni della protesta contro i libri per bambini della biblioteca di Casina.
Arriviamo dopo alcuni giorni di riflessione, mescolata a sorrisi amari e rabbia.


E scriviamo partendo dal Montag di Bradbury perché quello che traspare dall'episodio – non il primo e purtroppo non l'ultimo – ricorda proprio la visione di Bradbury. Un mondo senza storie, senza fiabe, senza sogni o incubi, senza interpretazioni, senza visioni, senza sguardi laterali o diversi. Purificato, anche non metaforicamente, dal fuoco.
Probabilmente chi protesta riterrebbe anche questo romanzo un racconto peccaminoso, visto che per la prima volta è stato pubblicato su Playboy.

È davvero singolare che la polemica sui libri scandalosi in biblioteca sia nata e sbocciata nei giorni della morte di Umberto Eco, quasi a ricordare che al mondo esistono ancora troppi, che come il venerabile Jorge, preferiscono silenziare le pagine del secondo libro della Poetica di Aristotele, perché qualcuno non incorra nel peccato di ridere.
"Il riso cancella la paura" dice Jorge a Guglielmo. "E sulla paura si basa il timor di Dio e perciò la Fede".
Jorge avvelena le pagine del libro che ritiene avvelenino le menti e finisce per bruciare la biblioteca intera.

Crediamo, con Borges, che una biblioteca sia un mondo e contenga tutta la realtà.
Di più: che debba contenerla.
E che i libri non siano tavole della legge, ma in qualche modo uno specchio che riflette una parte di chi li legge e una parte di chi li ha scritti. Un universo in cui la mescolanza e la diversità sono le caratteristiche principali e fondanti. Un universo in cui cercare e trovare, in cui capire e interpretare. In cui generare domande, contraddizioni o accordi.
Funziona così, crediamo, per i libri e per il mondo.

Quando Bradbury scrive la frase da cui siamo partiti, è in vigore da centinaia d'anni l'indice dei libri proibiti, che perde valore di legge ecclesiastica sono a metà degli anni sessanta (dentro ci sono il Decameron, Machiavelli, Rabelais, Erasmo da Rotterdam) e sono passati meno di vent'anni dai roghi dei libri nazisti, contro i volumi contrari all'ideologia hitleriana.
Stiamo parlando non solo di Marx e Trotskij, ma di Proust, Musil, London, Hesse, Zola, Brecht, perfino Darwin.
Roghi che non hanno impedito al nazismo di cadere o al mondo di cambiare e a quei testi di contribuire a cambiarlo. Ognuno può decidere se in meglio o in peggio.

Si dice che un bambino potrebbe capitare per caso in uno di questi titoli, sfogliarli, restare scioccato.
Non compete all'educazione di un bambino sapere cosa legge? E davvero non si guarda cosa legge? E nel caso in cui accadesse, siamo certi che ci vedrebbe quello che ci vede un adulto?
Quando un bambino vede la brava Giovanna di una nota pubblicità che dipinge la palizzata ben piegata sul cancello, vede la stessa cosa che vede suo padre?
A un preadolescente fareste leggere uno dei tropici di Miller o Bukowski o Histoire d'O o De Sade?
E se il principio è applicare ai libri una morale comune, vorreste che le biblioteche di questo mondo togliessero dai cataloghi ognuno di questi libri?
O magari Sofocle, visto che Edipo giace con sua madre e addirittura procrea. O Euripide, visto che Medea uccide i suoi figli? O proprio lo scollacciato Boccaccio, in memoria del fu indice?

Certo se l'obiettivo di oggi sono i libri e il sesso, addirittura Altan nel caso del sindaco di Venezia, la reazione più facile sarebbe sorridere, pensando anche a un Paese in cui l'educazione al rispetto e al rapporto fra i sessi è così evoluta che un uomo uccide una donna un giorno ogni due e in cui (dati ISTAT) la metà dei ragazzi non considera sbagliato picchiare la compagna.
Eppure non riusciamo a ridere se non per un breve momento.

Perché continuiamo a pensare che i libri vadano letti o non letti, invece di proibirli.
Che la diversità sia cultura e che la possibilità di scelta sia la forma di libertà più alta che abbiamo.
E che una biblioteca pubblica debba rappresentare proprio questo: la libertà di scelta e di cultura.
Dalla Bibbia al Corano, dalla Pimpa a Henry Miller.
Chi brucia e proibisce libri è sconfitto dalla storia, come chi ha paura di un racconto, di un'interpretazione, di un'idea, di un'opinione.
Come chi tenta di imporre il proprio mondo agli altri in nome di una normalità tutta da dimostrare.
Per questo stiamo con la biblioteca di Casina e con tutte le biblioteche che si trovano ad affrontare lo stesso attacco.
La cultura è la prima vittima e il primo segnale dei tempi oscuri.

Un'ultima nota.
Avremmo sperato – e se ce lo siamo perso ci scusiamo – di sentire una parola di solidarietà nei confronti della biblioteca dalle altre amministrazioni comunali.
Non fosse altro perché potrebbero essere oggetto dello stesso problema.
O, magari, perché qualche forza politica particolarmente illuminata potrebbe avere voglia di chiedere conto di quali libri ci sono oppure no nei loro patrimoni.




©2015 La 25a Ora Associazione Culturale - Via Primo Maggio 9 - 42033 Carpineti (RE) - C.F. 91170530355 - info@25ora.it
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso